I Vigili del Fuoco di San Maurizio Canavese, una storia lunga 150 anni

Vi ricordate di quando le campane suonavano a martello? Sembra un tempo lontanissimo e forse lo è, ma in fondo accadeva ancora negli anni Settanta del Novecento, nei nostri paesi. Erano un po’ il WhatsApp di oggi, le campane, per trasmettere un allarme o un segnale improcrastinabile. Negli anni Settanta, i Vigili del Fuoco di San Maurizio Canavese disponevano già di un discreto parco mezzi, attrezzature e ovviamente anche di un normale sistema di comunicazione, ma non era raro udire anche le campane suonare per chiamarli a raccolta in caso d’emergenza, dal momento che non esistevano telefoni cellulari e non era sempre immediato rintracciare i singoli volontari presso una postazione di telefono fisso.

E proprio così, con le campane – più che mai simboliche nel paese delle Teste Quadre e del suo maestoso nonché originale campanile – ci piace celebrare il 150° anniversario dei Vigili del Fuoco Volontari di San Maurizio Canavese. Quello ufficiale, perché a dirla tutta il compleanno sarebbe potuto essere anche il 160°.

È vero infatti che il gruppo dei pompieri sanmauriziesi fu costituito ufficialmente nel 1876, ma è anche vero che già dieci anni prima, nel 1866, la neonata Società di mutuo soccorso, fra i primi sodalizi della nostra comunità, aveva acquistato una prima “tromba da incendio” e dato vita a una squadra di Operai guardia fuoco, richiedendo alle autorità comunali di acquistare una pompa antincendio della quale la stessa Società avrebbe curato l’utilizzo e la manutenzione. Insomma, forse non potevano ancora chiamarsi pompieri veri e propri, ma l’intenzione era senza dubbio meritevole. Anche perché all’epoca le occasioni di incendio, tra cascine, fienili e laboratori artigiani, erano tutt’altro che remote.

Memorabile, per esempio, l’incendio divampato nel luglio del 1871 presso la manifattura di cuoiami e pelli verniciate della famiglia Arnaudon di San Maurizio Canavese, che per fortuna non fece vittime ma fu devastante per proporzioni. Non a caso Alessandro Mella ne scrive in apertura del suo bellissimo libro Le campane del fuoco. Note storiche dei Vigili del Fuoco Volontari di San Maurizio Canavese, pubblicato nel 2016 e dal quale è tratta gran parte delle informazioni utili per redigere questo articolo.

Lo stesso Mella, opportunamente, avanza l’ipotesi che il forte impatto emotivo determinato nella comunità proprio da quell’incendio, abbia concorso alla formazione, cinque anni più tardi, della Compagnia Operaj Guardie a Fuoco di San Maurizio Canavese: era il 15 maggio 1876. Il primo comandante, anche se non si chiamava così, fu un uomo particolarmente carismatico della nostra comunità: Luigi Francesco Marchini (1851-1921), facoltoso avvocato sanmauriziese nonché personaggio molto impegnato nelle iniziative sociali del paese e, a cavallo dei due secoli o comunque di sicuro all’inizio del Novecento, consigliere comunale.

Dal giornale della Compagnia redatto dallo stesso avvocato Marchini – come riportano Clemente Novero, Giancarlo Destefanis e Giuseppe Balma Mion nel prezioso e tuttora insuperato volume Ël Pais d’le teste quadre. Analisi storica, ambientale, artistica della Comunità di San Maurizio Canavese edito nel 1981 – si conosce la prima dotazione necessaria per avviare l’attività in modo adeguato ed efficiente: “otto asce, scale, 35 secchie, 10 torce a vento, tubi di tela e raccordi, bandoliere, lance in rame, tubi di aspirazione ecc. per un totale di lire 2.400”.

Poco più di due mesi dopo la costituzione (bei tempi, ma in effetti non c’erano ancora gli incidenti stradali a moltiplicare gli interventi e a contribuire a renderli pressoché quotidiani), ecco la prima uscita della nuova Compagnia dei Vigili del Fuoco: un incendio sviluppatosi nella notte fra il 22 e il 23 luglio 1876 in una cascina della frazione Malanghero. L’allarme arrivò un paio d’ore dopo l’inizio dell’incendio e a darlo furono le campane del nostro campanile (eccole!). Gli Operaj Guardie a Fuoco si radunarono e in un tempo record di 27 minuti, a piedi e spingendo la pompa a forza di braccia, raggiunsero il rogo, che nel frattempo aveva divorato fienili e pagliai. Insomma, il primo intervento non può ritenersi un successo memorabile, ma con i mezzi che avevano a disposizione quei ragazzi fecero miracoli e non avrebbero potuto fare di più. Né furono fortunati, dal momento che il primo incendio capitò loro proprio a Malanghero. Che non era ancora così lontana dal concentrico come imposto dall’attuale pista dell’aeroporto, ma non era nemmeno dietro l’angolo.

In ogni caso, la Compagnia Operaj Guardie a Fuoco di San Maurizio Canavese divenne subito una bella realtà della quale andare fieri, ottenne dal Comune una sede ubicata nel municipio e qualche anno più tardi, nel 1884, fu dotata di una seconda pompa a mano. Già, le pompe divennero due e poiché per fortuna non capitava di dover spegnere un incendio tutti i giorni dovette sembrare un peccato lasciarle inoperose, tanto che la Società di mutuo soccorso nel 1890 avanzò richiesta formale di poterle utilizzare per il lavaggio dei tini usati per la vinificazione, in ossequio alla tipica concretezza della nostra gente di Piemonte.

Nel 1894 arrivò la prima uniforme, acquistata dall’Amministrazione comunale: giubba e pantaloni di panno blu, con fiamme cremisi sul bavero, berretto e, per gli interventi, elmo dorato di probabile fattura tedesca con in rilievo uno scudo riportante le iniziali SM (SMart purtroppo non esisteva ancora…).

I Vigili del Fuoco di San Maurizio Canavese conobbero un periodo di crisi negli anni Dieci del Novecento, complicatosi in particolare con la Prima Guerra Mondiale che distolse uomini e risorse, acuendo ulteriormente le difficoltà finanziarie delle realtà locali. Ma non si perdettero d’animo, le nostre Guardie a Fuoco, e all’inizio degli anni Venti, sotto la guida del ragioner Melchiorre Unia che nel frattempo era subentrato all’anziano comandante Marchini, si ripresentarono alla popolazione più determinati che mai, pronti ad affrontare un decennio che avrebbe portato grandi cambiamenti.

Da ricordare soprattutto il 1928, anno in cui grazie ad una sottoscrizione fra la popolazione furono raccolti i fondi per acquistare una motopompa: una Fiat 503 del valore di quasi trentamila lire. Non fu certo un vezzo, la motopompa, ma una necessità urgente per mantenere alto il livello di efficienza dei nostri Vigili del Fuoco, a fronte di un numero crescente di incendi. Dobbiamo infatti tenere presente che si trattava di ragazzi che lavoravano nei campi o nelle botteghe e che magari nel mezzo di una giornata di lavoro, o in piena notte, venivano chiamati per spegnere un incendio: dovevano quindi correre a prendere la pompa, spingerla a braccia fino al luogo del rogo e poi metterci altro olio di gomito per pompare l’acqua. Il gioco di parole può far sorridere ma è abbastanza logico immaginare che i nostri pompieri, con tutta la fatica che dovevano sostenere, finissero per… spomparsi. La nuova pompa a motore non risolveva del tutto il problema, perché bisognava pur sempre spingerla a braccia fino all’incendio, ma almeno poi a pompare l’acqua pensava il motore e questo era un grande aiuto per i Vigili del Fuoco.

Nel 1929 venne purtroppo a mancare il ragionier Unia e la guida dei Vigili del Fuoco di San Maurizio Canavese fu assunta da Giovanni Battista Aimo, titolare di un’azienda cartotecnica in paese. Fu proprio lui a risolvere l’annoso problema della pompa da spingere a braccia: prese un camioncino che utilizzava nella sua impresa, un Fiat 510, e lo attrezzò per portare scale, materiale e trainare la pompa. Fu un enorme passo avanti per i nostri Vigili del Fuoco e se vi pare poco provate a pensare che cosa vi avrebbero risposto quelle decine di valorosi pompieri sanmauriziesi che per mezzo secolo avevano percorso il territorio comunale in lungo e in largo a piedi, portando tutto a braccia e spingendo la pompa.

Più in generale, furono anni importanti, quelli e i successivi. Anni di radicali cambiamenti, che culminarono nel 1935 con la nascita del Corpo Nazionale Pompieri. Ciò significò da un lato un importante riconoscimento e una grande organizzazione, dall’altro un vero stravolgimento delle abitudini e la perdita di autonomia delle squadre delle singole realtà locali. E così i pompieri di San Maurizio Canavese presero a ricevere disposizioni dal Corpo Pompieri di Torino, poi Comando Provinciale.

Qui comincia un’altra storia. Forse meno romantica (e anche meno romanzesca) di quella raccontata finora, ma determinante nel costruire le fondamenta di quello che è adesso il Corpo dei Vigili del Fuoco.

Prima di raccontarla, però, facciamo un passo indietro, o di lato, e ricordiamo che le Guardie a Fuoco di San Maurizio Canavese non furono gli unici pompieri operativi sul territorio del nostro Comune. Un gruppo di “colleghi” infatti operò con lo stesso valoroso impegno anche a Ceretta nel periodo compreso grossomodo fra la metà degli anni Venti e la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel 1916, data la lontananza della frazione, si era costituita la Società Mutui Incendi per risarcire i danni provocati dai roghi. E nel 1923 fu acquistata nella frazione una pompa a mano, intorno alla quale si costituì presto una squadra, che operò almeno fino alla seconda metà degli anni Quaranta.

Comincia un’altra storia, dicevamo. E comincia con un bello scossone, dal momento che a mettere alla prova il nuovo Corpo Nazionale dei Pompieri – e soprattutto le squadre locali come quella di San Maurizio Canavese – arrivò la Seconda Guerra Mondiale, durante la quale i pompieri furono chiamati alla difesa dei centri urbani, obiettivi di bombardamenti. Naturalmente anche i nostri Vigili del Fuoco pagarono il proprio tributo, inviando a Torino risorse, materiali e soprattutto uomini. E farebbe oggi sorridere, se non fosse che in realtà mette i brividi, ricordare che negli anni della guerra a tutti i distaccamenti dei Vigili del Fuoco fu ordinato di far viaggiare i mezzi facendosi largo con colpi di clacson o con una campanella elettrica invece che con la sirena, che poteva essere confusa dalla gente con il drammatico suono delle sirene antiaeree.

Anche quegli anni terribili, comunque, passarono e fin dal 1945 Giovanni Battista Aimo e i suoi ragazzi si rimboccarono le maniche per ricompattare e rigenerare la squadra dei Vigili del Fuoco di San Maurizio Canavese, pronti per un nuovo grande futuro. Con il lento ma graduale ritorno alla vita normale ripresero anche i contatti, gli incontri e gli scambi con i colleghi dei distaccamenti dei Comuni della zona. E ripresero soprattutto con continuità gli interventi di sempre, quelli ai quali i Vigili del Fuoco erano tradizionalmente vocati. Come il violento rogo della cascina La Favorita di Ceretta del 1950, domato dopo una lotta durata sei ore e che certificò che l’organizzazione e i mezzi fanno una bella differenza, se si paragona quell’incendio all’evento analogo, ma in frazione Malanghero, con il quale più di settant’anni prima era incominciata la storia dei nostri pompieri.

Nel 1956 a Giovanni Battista Aimo succedette Federico Garigliet Brachet, sotto la cui guida il distaccamento locale consolidò ulteriormente struttura e organizzazione. In quegli anni, tra l’altro, avvenne un altro fatto importante nella storia dei pompieri locali e di tutto il Paese: la legge 469 del 1961 stabilì, fra le altre cose, che il personale congedato dal servizio di leva nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco fosse chiamato a far parte del personale volontario. Ciò determinò l’afflusso nei distaccamenti locali, fra i quali anche il nostro, di risorse giovani e adeguatamente formate, che contribuirono non poco alla crescita dei rispettivi gruppi.

Paragonati ad oggi, però, quelli erano ancora anni “romantici”. Basti pensare che negli anni Settanta, in mancanza di una sede adeguata, il mezzo dei nostri Vigili del Fuoco era ricoverato nell’autorimessa del capodistaccamento Garigliet. Situazione forse vantaggiosa sotto certi aspetti, dal momento che Garigliet faceva il carrozziere e sicuramente non mancò in più di un’occasione di riparare e lucidare la carrozzeria del mezzo. Magra consolazione, però, considerando le difficoltà logistiche che una simile sistemazione comportava in un tempo nel quale l’attività dei Vigili del Fuoco era sempre più impegnativa e lontana anni luce dal singolo incendio che saltuariamente scompigliava la vita della comunità alla fine dell’Ottocento. Fu allora che l’Amministrazione comunale incominciò a progettare la costruzione di una caserma vera e propria. E così, nel 1981 fu inaugurata la struttura che ancora oggi ospita i Vigili del Fuoco di San Maurizio Canavese, in via Barbania. E qui ci avviciniamo ai giorni nostri.

Tra un intervento e l’altro, ci fu anche il tempo per stabilire rapporti oltre frontiera, contraendo due gemellaggi (il primo con i “colleghi” tedeschi di Neustadt, il secondo con i francesi di Challes les Eaux), e per vivere con orgoglio un piccolo ma importante momento di gloria, nel 1986, ospitando in via Barbania il congresso nazionale dell’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco Volontari. Nel frattempo a “Ricu” Garigliet era succeduto il giovane Sergio Salvino, la cui nomina a capodistaccamento segnò una svolta importante nella conduzione del gruppo: una guida sempre improntata alla massima operatività ed efficienza, ma anche mirata a coltivare rapporti di amicizia e solidarietà fra i vari volontari, nell’ambito di una squadra sempre più coesa e compatta. Un indirizzo preciso e condiviso, proseguito nel tempo e vivo ancora oggi, nonostante la prematura scomparsa di Salvino, che nel 1991 trovò la morte in un drammatico incidente stradale.

Il testimone fu raccolto da Mauro Bonardo, che proseguì nella direzione indicata dal suo sfortunato predecessore e lavorò assiduamente per potenziare anno dopo anno il parco mezzi e le attrezzature in dotazione al nostro distaccamento. Nella seconda metà degli anni Novanta, a Mauro Bonardo – eletto consigliere provinciale dell’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco Volontari – successe Antonio Semeraro, un “veterano” del gruppo già in servizio volontario da molti anni. La sua opera non fu da meno di quella dei suoi predecessori, orientata a rendere il gruppo sempre più efficiente e ad addestrarlo ad un’operatività di anno in anno più varia e complessa. Accanto all’attività “consueta”, se così si può dire, nell’ultimo trentennio sono stati infatti sempre più numerosi gli incendi nelle aree boschive e sull’altipiano delle Vaude, ma soprattutto gli interventi per gravi eventi alluvionali determinati dai cambiamenti climatici. Insomma, anche l’attività dei Vigili del Fuoco si è fatta di anno in anno più impegnativa, complessa ed è dovuta adeguarsi alle nuove emergenze.

Anche in questa evoluzione il Comune non ha mai fatto mancare l’appoggio al distaccamento di via Barbania e all’inizio del nuovo millennio fece costruire accanto alla caserma un capannone da destinare al ricovero dei mezzi. Nel 2004 l’ultimo passaggio di consegne alla guida del gruppo: ultimo, perché a Semeraro subentrò Diego Coriasco, che è in carica tuttora. Il resto è storia recente.

La vita nel distaccamento di via Barbania è continuata e prosegue tuttora nella sua frenetica ma ordinata e inesorabile regolarità. In questi anni Coriasco si è adoperato per rinnovare e potenziare un parco mezzi ormai logoro e sempre più sollecitato dai nuovi tipi di intervento. L’ha fatto con sapienza e con entusiasmo, coinvolgendo i suoi ragazzi, la popolazione e le istituzioni in raccolte di fondi e attività di sensibilizzazione. Fra le opere più importanti degli ultimi anni, ricordiamo la realizzazione dell’elisosta che, accanto al distaccamento, consente l’atterraggio dell’elisoccorso 24 ore su 24, dunque anche in orario notturno o con scarsa visibilità. Un’opera di grande importanza per tutto il territorio, realizzata grazie alla tenacia dei nostri Vigili del Fuoco, all’impegno del Comune di San Maurizio Canavese, dei Comuni limitrofi e della stessa popolazione che ha partecipato alla raccolta fondi.

La nostra storia, per ora, finisce qui. Vi diamo appuntamento fra 150 anni. È possibile, anzi altamente probabile, che noi non ci saremo più. Ma ci saranno loro, i Vigili del Fuoco di San Maurizio Canavese. Magari con divise diverse, con mezzi che ora non possiamo nemmeno immaginare, ma i nostri pompieri ci saranno. E soprattutto ci sarà un’altra storia straordinaria da raccontare.

© SMart – Fare comunità è un’arte – sanmauriziocanavese.online

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